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17.4.13

A spasso nella magìa dei negozi di un tempo...


Renzo Romano

Mi piace andare a zonzo per la città. 
Di ogni viuzza conosco la storia, i palazzi, i negozi, le pietre. 
Osservo i volti della gente, curioso nelle vetrine, guardo le commesse.
Avviene talvolta che il tempo improvvisamente si fermi, e cominci a scorrere all’indietro.
Si dissolve la boutique con i capi firmati, il telefonino dell’ultima generazione scompare, prende forma e sentimento un negozio di dischi. 


“Baragiola e Zeppi” recita l’insegna.
C’è un commesso gentile, si chiama Arturo, sa tutto di quarantacinque e trentatré giri. I suoi consigli sono preziosi, è aggiornatissimo.
Ricordo una volta... Innamorato cotto di una ragazza, naturalmente a sua insaputa, ebbene Arturo mi suggerisce di regalarle l’ultimo quarantacinque giri di Neil Sedaka.  Credo che quella sia stata l’unica volta in cui Arturo abbia fatto del tutto cilecca...
Quarantacinque e trentatré giri sono “numeri” che poco o nulla dicono ai giovani “digitali“ di oggi.
Essi erano, anzi sono visto che se ne trovano ancora nei mercatini di cose vecchie, dischi di vinile (una specie di plastica) che messi a girare su un aggeggio (il grammofono) diffondono musica e parole dei successi dell’epoca.
I più fortunati possono permettersi il “mangiadischi”, un apparecchio grande come una scatola delle scarpe, che funziona a pile e pertanto si può trasportare ovunque.
Ricordo che un giorno in classe, durante l’ora di filosofia approfittando dell’arrendevolezza della supplente, ascoltammo a pieno volume Elvis Presley nell’arrembante e coinvolgente “Tutti frutti” dal mangiadischi di un mio compagno.


Scorre veloce all’indietro il calendario del tempo ed ecco comparire di fronte ai Portici Plinio, la dove oggi si vendono scarpe, un fantastico negozio di giocattoli, il mitico “Mantovani”.


E’ la casa dei sogni di tutti i bambini.
Si possono sfiorare con le mani i giocattoli più belli: il meccano, i cavallucci di legno, le automobiline di latta, i soldatini di piombo, la dama, i palloni, le bambole.
Sfiorare, ahimè solo sfiorare non già comperare perché costano cari, poche sono le famiglie che possono permettersi un acquisto.
Entrare al Mantovani, andare su e più per i suoi tre piani di meraviglie, è per i bambini un vero e proprio viaggio nella fantasia, un regalo.
Al regalo vero si provvede poi in qualche modo.
Mi commuove il ricordo di una filovia verde fatta con legno e cartone con tanto di aste pazientemente costruita da mia mamma dono di Gesù Bambino (Babbo Natale era ancora da inventare) ...

...un lontanissimo Natale di troppi anni fa. 

da Renzo Romano - (Como)
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1 commento:

Paolo Crespi ha detto...

Mi ricordo come fosse oggi quando mio Nonno e mio Zio mi portavano da Mantovani e mi regalavano di tutto.
Sono del 1962 e ho passato molte giornate spensierate e splendide a casa dei miei nonni.
L'unica raccomandazione era di usare bene i giocattoli , di chiedere quelli che realmente mi interessavano.
In una parola di non sprecare nulla perché tanti bambini non erano fortunati come me.
Anche questo ,oltre ai regali, è stato un insegnamento fondamentale.
Quando passo per Como una lacrima mi scende ancora sulle gote in loro ricordo e del mitico Mantovani.
Paolo Crespi